L’auto vince sempre, perché seduce senza intimidire e il lusso è un diritto e nulla è più certo del cambiamento

Posted on : 23 novembre 2011

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Tempo di lettura previsto: 3 min

Musica consigliata: Sinfonia No.9 Beethoven

Breve panoramica sulle pubblicità, che sempre riservano momenti di curioso stupore a guardarle con occhio interessato, non assopito. Giusto il tempo di una pausa a tre quarti di film (Galline in fuga, per altro. E lo dico non solo per soddisfare la vostra curiosità morbosa, ma a titolo scientifico. Così capirete target e modalità di quei 3-4 minuti).

Dunque mi scorrono davanti: il cane a 6 zampe dell’Eni e la prima domanda che si apre è proprio questa, perché il cane dell’Eni ha 6 zampe? O è un drago? È una figura mitologica che dovrebbe assurgere a operosità, fedeltà e sobrietà? (Se è cane, come dovrebbe essere in effetti, fosse drago cambia tutto). Comunque, qualcuno di voi lo sa? Se sì pregansi lasciarlo in fondo che al momento ho questioni più pressanti da cercare su web (un lavoro, per dire). Questione n. 2: perché e quando le bollette sono diventate una faccenda da simil-muppets? Tipo da quando non si hanno i soldi per pagarle e si trasforma la tragedia in farsa (moto che per altro trova echi nella politica recente ma tant’è, tutto si riverbera prima o poi in tv)?

Altra pubblicità la Qashqai, passata dalle macchine che saltano per la città con colori a scoppio ai graffiti che si animano per guardarla. E devo ammettere che mi piacciono sia nome che spot. L’auto meno ma immagino che ai comunicatori interessi poco. Poi San Crispino: i poveretti si piantano anche in tv una tacca almeno sopra il Tavernello, che per quanto provi a inserirsi nel mercato del vino in bottiglia di vetro è e sarà sempre il vino dei barboni, direi perciò che la San Crispino ha davvero poco da stare allegra. Calzedonia sta diventando una questione imbarazzante, prima le sorelle d’Italia, ora una gnorgnia inascoltabile, qualcuno deve far loro notare che hai voglia a legittimare il ruolo dei piedi, quelli sempre calzetti rimangono [meglio allora fare come le calze Gallo: no pubblicità, solo prestigio e prezzi furiosi].

Comunque all’ennesima pubblicità torna chiaro il concetto che le auto battono tutti, sempre. Giulietta con Uma Thurman, Lancia Y con Vincent Cassel, ma fosse questione di belle facce avremmo facile la formula [e fastweb voleva puntare a una cosa del genere con George fallendo miserevolmente]. Qui si tratta di arte sublimatoria, di frasi a effetto ben congegnate, di stile, musica, fotografia. “Seduce senza intimidire”, “Se non avessimo la ragione non moriremmo mai” o una cosa del genere. BMW sempre al top, ma va bene anche la MITO dell’Alfa Romeo, la fiat con Vasco e Allevi, e persino le Qashqai.

Allora qui urge una qualche analisi sociologica del fenomeno che certamente deve avere a che fare con la mistica che l’auto naturalmente porta con sé. L’auto come proiezione idealizzata, migliorata di sé che può portare a infiniti messaggi tutti potenzialmente esaltanti. Secondo me a ben vedere ogni qualità umana si trova in qualche modo nell’auto dei tuoi sogni ma centuplicata. Eleganza, simpatia, aggressività, competenza. Perciò per forza le pubblicità delle auto raramente falliscono. Parlare di un’auto è parlare di sé. E generalmente siamo tutti abili autoincensatori.

Effetti indesiderati: dopo lunga analisi degli spot pubblicitari ogni programma mancherà di frasi a effetto, musiche giuste, anima. Tranne quelli di Maria de Filippi.

Per ulteriori effetti collaterali contattate Gezebel a
pi.gezebel.mos @ gmail.com

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