Rimbarazzi – come destreggiarsi nell’inferno delle convenzioni sociali

Posted on : 19 ottobre 2011

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Musica consigliata: Le conseguenza dell’amore (intro) Pasquale Catalano

L’intricato mondo delle convenzioni sociali mi è più ostico di un percorso acrobatico sugli alberi in una foresta tropicale. Lasciamo da parte gli usi che vanno sotto “cura ed educazione”, tipo chiedere a chi si chiama come sta, anziché andare dritti alle ragioni della chiamata, cosa che ho imparato negli anni, ma che comunque mi abbisogna di un ampio raggio di consapevolezza.

L’ostacolo più insormontabile mi restano comunque i saluti agli appena conoscenti e/o vecchie conoscenze (compagni di elementari/medie/ex colleghi di lavoro). Lì si scatena la furia del perfetto immobilismo, risultato di un eterno rimpallo tra saluto io/saluta lui, è lui/non è lui, mi ha riconosciuto/non mi ha riconosciuto. E gli incroci tra le possibilità sono un esercizio di probabilità che comunque sempre assicura imbarazzo da una o ambo le parti.

Le varianti più comuni sono: 1) saluti e hai sbagliato persona; 2) non saluti e la persona la conoscevi da cui ne consegue che a) ti vede e b) si offende. Dove la prima versione è certamente la più rara visto che salutare per primi è sempre una faccenda di rischiare la faccia, e uno non lo fa mai volentieri, si suppone perciò che quando succede si sia particolarmente accorti sul fatto che la persona in questione sia effettivamente nota. Ma non sempre è così, e posso testimoniarlo personalmente.

Più grave e ampio il secondo caso, che capita a tutti gli esseri umani, la discriminante è la frequenza (una volta al giorno non saluti qualcuno che conosci o una volta al mese? Sempre dando per presupposto che tu non lo faccia per perfidia o rancori vari ma per le ragioni che seguono). Alla base del non saluto, escludendo astio/invidia/ecc, c’è sempre quella perdita di faccia, che di solito si declina in “non si ricorderà di me e non ho proprio voglia di ricordarglielo io”, “Come si permette di dimenticarsi di me e pretendere che sia proprio io a ricordarglielo?”. Mentre dall’altra parte può succedere la stessa cosa. Chiaramente può esserci in ballo anche una peculiare mancanza di riconoscimento facciale, tipo che basta un occhiale e non sai più chi hai di fronte (il creatore di Clark Kent doveva essere di questa schiatta).

Ma passiamo alle soluzioni. Girare al largo dalla persona che potresti o non potresti conoscere quasi mai è la soluzione, se ti vede ed è quella persona non puoi non passare da carogna, se non ti vede hai fatto una fatica di troppo. Suggerisco, se non sei sicuro che la persona sia proprio quella, di farle uno squillo sul cell, al massimo passerai da scema/o. Se non la conosci a sufficienza da avere il suo numero, fai un brevissimo cenno con la mano, una cosa tra lo scacciar mosche e Agli ordini, e vedi cosa succede. E non ti preoccupare, il rischio di passare per stralunato è sempre alle stelle, ma i tuoi amici lo sanno già, per tutti gli altri, chissenefrega.

Effetti indesiderati: salutare chi non si conosce o non salutare, scoperto, chi invece si conosce, può causare gravi episodi di rossore, che a sua volta può portare a disturbi quali ereutofobia o eritrofobia, che a loro volta possono portare a isolamento e seri disturbi del comportamento. Consigliabile girare col naso incollato a un giornale.

Per ulteriori effetti collaterali contattate Gezebel a
pi.gezebel.mos @ gmail.com

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