Dalla distruzione della torre di Babele direttamente all’Unione Europea

Posted on : 2 maggio 2011

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Torre di BabeleC’era una volta la torre di Babele. Allora gli uomini parlavano la stessa lingua, e forti di questa comunanza che diventava anche comunione d’intenti, avevano deciso di costruire una torre altissima per raggiungere il cielo e quindi dio. Ma dio non era d’accordo, forse perché lui invece ne parlava un’altra di lingua, e decise di distruggere torre e comunanza di lingue in un sol colpo. E da allora gli uomini parlano infinite lingue. E mai che si riesca a recuperare una comunione d’intenti.

C’era una volta una torre di Babele distrutta, e c’è oggi l’Unione Europea, conseguenza praticamente diretta di quel disastro biblico. 27 stati membri e 23 lingue ufficiali. Non mi viene in mente altro luogo con una concentrazione così furiosa di lingue diverse. Uno spazio così piccolo con così tante possibilità di incomprensioni. Ovviamente non si contano dialetti e sotto-lingue che altrimenti il paradosso sarebbe ancora più immane.

Migliaia di interpreti e traduttori per cavar fuori qualcosa da quella macchina infernale che è il Parlamento europeo. Ogni documento esce in tutte le lingue, per settimane di lavoro, mentre a ogni seduta c’è un esercito di persone che traduce simultaneamente i discorsi di ciascuno. 23 lingue per più di 200 combinazioni possibili, perché non è che c’è un qualcuno che conosce tutte le 23 lingue. Perciò via ai numerosi passaggi da una lingua all’altra, da traduzione a traduzione, dove traduzione è intrinsecamente tradimento, impossibile come è una riflessione speculare da un idioma all’altro.

Si è persino provato a dire “Sia l’inglese la lingua ufficiale”, anche perché nella Commissione si va già per alzata di mano, o qualcosa del genere. E quando si ritrovano tutti lì si vede un po’ qual è la lingua di maggior uso e inevitabilmente è l’inglese, alle volte il francese, ancor più raro il tedesco. Ma da qui a dare l’ok per l’inglese definitivo sia mai. Saltano fuori discorsi di imperialismo, colonialismo latente. E i poveretti che si ritrovano a parlare con inglesi puri come ci cavano le zampe? Quelli la fanno da padrone, sono avvantaggiati.

Si tenti con l’esperanto, si diceva una volta, ma chi ha mai voglia di impararsi un’assurda lingua inesistente? Nessuno. E infatti la faccenda è morta lì. E così mentre l’Unione europea (con 4 milioni di km2 e 500 milioni di persone) cerca di darsi un’unità di intenti, gli abitanti degli Stati Uniti (più di 9milioni di di km2 con circa 300milioni di persone) se la spassano da un posto all’altro senza barriere se non spaziali.

Ma se l’Europa non può ufficialmente parlare una sola lingua, senza incappare in discorsi belligeranti, possibile che i suoi cittadini ognun per sé non riescano a imparare l’inglese? Ma ovviamente gli italiani anche in questo settore sono il peggio del peggio.

Effetti indesiderati: Dall’eccessiva proliferazione di lingue e incomprensioni possono derivare persistente instabilità nell’immagine di sé, comportamenti autolesivi, senso cronico di vuoto e inutilità, incapacità di controllare la rabbia e in generale un disturbo borderline della personalità.

Per ulteriori effetti collaterali contattate Gezebel a
pi.gezebel.mos @ gmail.com

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