Unità d’Italia? Anche no. E il 17 marzo che ognuno faccia quel che gli pare.

Posted on : 14 febbraio 2011

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È partito il toto-festa nazionale: il 17 marzo si festeggia o non si festeggia l’Unità d’Italia? O meglio: ponte sì o ponte no? Nel derby si sono schierati i ministri ovviamente. I governanti l’hanno scelto, i governanti lo contestano. Ci mancherebbe altro che gli andiamo a usurpare il diritto di contestare scelte che loro stessi hanno fatto. Bossi no, La Russa sì. Brunetta no, Meloni sì. E a seguire: Borghezio no, Berlusconi boh, Sacconi (Ministro del lavoro) sì, Calderoli no.

Bossi, Brunetta e Calderoli si saran detti che festeggiare il 17 marzo e poi a ruota il 25 aprile e poi ancora il 2 giugno era troppo anche per l’italiano medio scansafatiche. Però si tratta del 150enario (tocca ripeterlo che è un attimo e non ti ricordi più per cosa stai litigando), e bisognava pur scegliere una data all’interno dei 365 giorni del 1861 (tanto per togliersi dagli impicci il 25 aprile riguarda il ’45, il 2 giugno il ’46). Tra le opzioni c’era anche il 12 marzo, Messina si è liberata dei Borboni. Oppure il 1 luglio, inaugurazione dell’Osservatorio romano, con strizzata d’occhio al Vaticano. Resto del parere che festeggiare la proclamazione del Regno d’Italia conservi un alone un po’ più significativo ma non è detto.

Sorge una domanda. Quel giorno che hanno deciso che il 17 marzo sarebbe stata festa nazionale, dov’erano i tre magi? Portavano i doni al dio Po’? Erano per campi a controllare che le feci padane fossero più feconde di quelle romane? O magari non avevano un’agenda. Hanno pensato che un giorno vale l’altro, poi si sono accorti, tipo l’altro ieri, che c’era il ponte, e allora no, non si festeggia, gli uffici pubblici devono restare aperti. Incompetenza, burloneria, bisogno ossessivo-compulsivo di dare contro allo stato che governano, perciò dare contro a se stessi? (mai come quel tizio che vuole denunciare lo Stato di cui lui stesso è la seconda più alta carica).

Il dettaglio stronzetto: quella spina nel fianco che è Bolzano. Loro subito contro, ci mancherebbe. Non si sentono italiani perciò non festeggiano un ciuffolo. Sì, fanno parte dell’Italia da così poco che nemmeno hanno imparato la lingua, ma si sa quanta fatica costa ai tedeschi perdere quella durezza consonantica. Vi sentite colonizzati, bolzanini? Sentite se l’Austria vi rivuole. No? Tentate l’autodeterminazione. Che conservare privilegi e lamentarsi a ogni piè sospinto è così uggioso che fa venire voglia di mollarvi dove siete.

Effetti indesiderati: L’uso della festa nazionale come spunto per far ponti può causare ipersensibilità alla professione, reazioni allergiche gravi agli ambienti chiusi, aggressività, ansia da ritorno, compromissione della vista, fotosensibilità e orticaria.

PPer ulteriori effetti collaterali contattate Gezebel a
pi.gezebel.mos @ gmail.com

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