Gli indicibili: la lingua batte dove il dente duole e quant’altro

Posted on : 19 gennaio 2011

0


Croce e delizia degli anni ’90 il cazzo di Buddha si è posato su molte bocche. Il successo iniziale ha lasciato spazio alla repulsione quando probabilmente si è realizzato quello che si stava effettivamente dicendo. Cazzo si adatta bene con tutto, ma perché proprio quello di Buddha che non mi pare ne faccia particolare sfoggio? Non capisco, aveva qualcosa di inedito? Wikipedia tace su questo aspetto. E sia, tralasciamo le divinità astratte, ma il panteon è un tripudio di virilità. Quanto meno cazzo di Giove o di Priapo avrebbero alluso ad un bel fusto marmoreo con fallo al vento o fogliato.

Dopo Buddha ci siamo impegnati a rendere questo mondo migliore ripulendolo da mongoloidi, handicappati, neri e spazzini. Nel nostro wonderland ci sono persone non vedenti e colorate (quale nuance non si sa) abili in maniera diversa oppure non abili per niente (a discrezione della sensibilità del benpensante) che operano nel campo dell’ecologia (praticamente dei folletti). Mi chiedo se lo stesso trattamento sarà riservato ai diversamente arrapati, selezionatori umani o ai distributori di beni, per riferirsi senza vergogna a stupratori, omicidi e ladri. Farebbero forse un mestiere diverso se li chiamassimo in modo diverso? E l’infermo dimentica la carrozzella se lo convinciamo che possiede abilità diverse? Forse proverà a salire le scale con la forza del pensiero perché se spera che il tatto linguistico si traduca in opere pubbliche, sta fresco.

La maraviglia mi piglia quando sento qualcuna definirsi come positiva e solare. Non riesco a escludere che stia usando licenza poetica per abbronzata. La fiera dei moti interiori è a senso unico. Tutta questa gente che si emoziona mi scatena istinti omicidi (pardon, di selezione umana) e scommettiamo che al prossimo San Remo non mancherà un Marco Carta che dedica la canzone al nonno a casa con la gotta.

E poi ci sono sulla piazza i maniaci degli elenchi. Il morbo ha attecchito ad ogni livello del tessuto sociale e dilaga dai talk show ai dibattiti politici. Sono quelli che provano un horror vacui se non usano un eccetera, o peggio, un quant’altro a costo di essere di fronte ad un’enumerazione di un sol termine. “Tra le nostre priorità: lavori di asfaltazione delle strade, marciapiedi e quant’altro” (cosa?, quanto altro ci sarà da asfaltare?). Semplicemente terribile. Gli aficionados dell’eccetera sono naturalmente dei plebei a confronto dei quant’altro. In fondo se pecchi di ignoranza, ti mancano le parole o hai paura del vuoto, opta per la variante erudita che perlomeno puoi sempre sperare in una crisi di nervi del tuo interlocutore.

Effetti indesiderati: Un uso improprio della lingua conduce a forti pruriti degenarativi sfocianti in disfonie di vario genere quali tumultus sermonis e balbuzie. Frequenti i casi di ritardo mentale.

Per ulteriori effetti collaterali contattate Moses a pige.moses @ gmail.com

Articoli correlati, più o meno:

Quando si parla di PIL si parla di cacca

Bestiario: bimbiminkia e la coraggiosa ignoranza

Se mi traduci (male), ti guardo

Annunci
Messo il tag: ,
Posted in: afasia