Necrofilia D’Ursiana ovvero come il fascino per la decomposizione entra nei salotti italiani.

Posted on : 6 gennaio 2011

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“Non è mai troppo tardi”: un concentrato di grammatica attraverso cui il Maestro Manzi ha imparato l’Italia del dopoguerra. Ed ecco che magicamente i padri non si vergognavano più di non poter leggere i temini dei propri figli, il palermitano chiacchierava al bar con un milanese, le pettegole captavano ogni genere di segnale utile. Ma adesso che il contadino sa quanto è buono il formaggio con le pere, non bastano più le austere lezioni del Maestro Manzi, ora il volgo vuole avvicinarsi al sancta sanctorum del sapere. Più di 50 anni di evoluzione televisiva in questo senso hanno finalmente permesso ai figli di quei padri che imparavano l’alfabeto dalla tv, di poter avvicinarsi ai rudimenti di materie come Turpiloquio, Troiame, Casi Umani, Malformazioni, Necrofilia.

Custode della maggior parte di questi saperi è la raffinatissima signora D’Urso che ci sazia ogni santo giorno sul quinto canale. Questa moderna mecenate alterna abilmente la lectio sull’argomento prescelto con accenni di mimo campano-napoletano all’insegna della più alta lirica melodrammatica. Le lezioni di necrofilia vantano di un’eloquente precisione descrittiva e altrettanta apertura a riflessioni ad alto impegno morale ed etico. Gli argomenti sono trattati nel più sacro rispetto etimologico della parola. L’amore e il fascino suggestivo delle morti anche più scabrose conquistano la mente fervida della D’Urso e noi con lei ci facciamo trascinare negli angoli più oscuri delle umane perversioni. La dottoressa Giò affronta l’ombra misteriosa che avvolge i momenti del trapasso con singolare ardore scientifico lasciando trasparire la sua evidente passione per la materia.

Prendiamo ad esempio le recenti lezioni sul delitto di Avetrana: il particolare del Misseri che abusa del cadavere della nipote occupa uno spazio prepotente nella lezione della D’Urso. La ricchezza di particolari ci permette di superare la visone borghese del lavoro del becchino, o meglio dell’operatore funebre, e ci spinge a scavare all’interno di quei limitanti tabù della nostra società. Ci insegna che una volta sotterrato, il cadavere è ancora degno d’interesse. E come del porco non si butta via niente, l’immaginario può essere ancora nutrito con il fascino della fornicazione e putrefazione.

La poetica D’Ursiana è futuristica e visionaria e innesta nelle menti il seme della curiosità epurata da vincoli morali. Seguaci del Verbo, ci troviamo all’improvviso ad immaginarci alle prese con scellerate avventure per i cimiteri del nostro Bel Paese e magari un giorno, quando perfino immaginare risulterà obsoleto, conserveremo nel freezer di casa una carcassa più o meno fresca a seconda dei gusti. In pochi Paesi si gode di una così totale libertà, grazie Maestro Manzi che ci hai insegnato l’italiano, grazie dottoressa Giò che ci ammaestri a possedere le morti e ad infrangere ancestrali tabù.

Effetti indesiderati: un uso persistente potrebbe causare aggravamento di sindromi nervose con catatonia e turbe della memoria. Sono stati riscontrati casi frequenti di calo della libido combinato ad una forte atrofia delle mucose vaginali. L’eventuale comparsa di necrosi del pene richiede l’interruzione del trattamento.

Per ulteriori effetti collaterali contattate Moses a pige.moses @ gmail.com

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